La regione Emilia Romagna si è da sempre mostrata sensibile sul tema della tutela delle persone sottoposte a misure privative e limitative della libertà personale cercando di agire parallelamente su due fronti: da una parte quello formativo, stanziando fondi in progetti destinati a promuovere e a garantire il diritto al conseguimento di elevati gradi di istruzione, proprio per lavorare in questa direzione è stata dunque disposta la Legge regionale 15/2007 – Intervento regionale a carattere sperimentale, rivolto alle persone detenute presso la Casa Circondariale di Bologna per favorire e promuovere l’accesso all’Università.
Altre disposizioni invece si sono poste lo scopo precipuo di incentivare progetti di avviamento o reinserimento nel mondo del lavoro, è questo il caso della Legge regionale 3/2008, Disposizioni per la tutela delle persone ristrette negli istituti penitenziari della Regione Emilia-Romagna, ove si dispone un coordinamento fra enti amministrativi territoriali e servizi locali volto a incentivare e promuovere l’avviamento al lavoro di persone sottoposte a misure privative e limitative della libertà personale.
L’attenzione della Regione verso il reinserimento in società continua negli anni, nel 2014 il Protocollo operativo integrativo del Protocollo d’intesa tra il Ministero della Giustizia e la Regione Emilia-Romagna per l’attuazione di misure volte all’umanizzazione della pena e al reinserimento sociale delle persone detenute.
Il Protocollo in oggetti in particolare si esprime, all’Art. 7, in merito al sostegno alle misure alternative alla detenzione, sottolineando l’importanza del pieno coinvolgimento della comunità nel senso ampiamento inteso come insieme di istituzioni locali e della società civile, nel dare concreta possibilità di attuazione alle misure stesse al fine di un reale recupero del soggetto e di giungere ad una effettiva diminuzione del rischio di recidiva.
Ancora, la Legge regionale 30 luglio 2015, n. 14 – Disciplina a sostegno dell’inserimento lavorativo e dell’inclusione sociale delle persone in condizione di fragilità e vulnerabilità, attraverso l’integrazione tra i servizi pubblici del lavoro, sociali e sanitari, approvata dalla regione Emilia Romagna nel 2015, costituisce un ulteriore passo nella direzione dell’inclusione nei servizi territoriali e dell’inserimento sociale di soggetti in condizioni di fragilità, con il duplice scopo di favorirne l’inserimento nel tessuto lavorativo, sociale e sanitario e quello di scongiurare discriminazione sociale ed esclusione lavorativa.
Fra i destinatari rientrano senz’altro persone che si trovano in esecuzione penale, per le quali la Regione ha programmato:
- progetti incentrati sul reinserimento nel mondo del lavoro, rivolti agli adulti detenuti che godono di misure alternative alla pena detentiva;
- progetti incentrati sulla formazione e su percorsi di inserimento professionale, rivolti minori e giovani sottoposti a procedimento penale.
La Regione ha quindi avviato due piani sperimentali per gli anni 2016/2018, basati sulla collaborazione e il coinvolgimento fra autorità giudiziaria, amministrazioni competenti per l’esecuzione penale, servizi territoriali lavorativi, sociali, formativi, associazioni di volontariato oltre che mondo imprenditoriale. In particolare, gli interventi rivolti agli adulti detenuti che godono di misure alternative alla pena detentiva sono finalizzati in primo luogo a favorire il reinserimento lavorativo, lavorando sull’acquisizione di competenze e di autonomia.
I destinatari del progetto sono quindi le persone sottoposte a provvedimenti di limitazione o restrizione della libertà individuale dell’Autorità giudiziaria, tra cui i detenuti negli Istituti dell’Emilia-Romagna e le persone che godono di misure alternative alla pena detentiva in carico agli Uffici di esecuzione penale esterna della Regione.
I progetti sono hanno previsto diverse attività, fra le quali:
- informazione e consulenze individuali di orientamento al lavoro;
- corsi di formazione di base e di acquisizione di competenze tecniche e qualifiche professionali di base;
tirocini.
