Introdotta con la legge 28 aprile 2014, n. 67, la messa alla prova è una forma di probation che consiste nella sospensione del procedimento penale durante la fase decisoria di primo grado, si applica su richiesta dell’imputato e può essere concessa per reati di minore allarme sociale, puniti con la reclusione fino a quattro anni.
L’imputato viene quindi affidato all’ufficio di esecuzione penale esterna e dovrà, come nel caso dei lavori di pubblica utilità, prestare attività in modo obbligatoria e gratuita in favore della collettività, per un periodo minimo di dieci giorni e senza superare le 8 ore giornaliere, ricoprendo mansioni in diversi ambiti, fra i quali quello socio-sanitario, della protezione civile, del patrimonio ambientale e culturale, della manutenzione dei servizi pubblici.
Oltre agli ambiti di cui sopra, l’imputato ha facoltà di prestare le proprie attività anche nella sfera delle proprie specifiche competenze professionali oppure svolgendo attività riparative, finalizzate cioè a ridurre le conseguenze dannose del reato commesso per mezzo di attività di risarcimento o di mediazione con la vittima.
Il programma di messa alla prova può richiedere, ove necessario, l’imposizione di una serie di obblighi relativi alla dimora, alla libertà di movimento e al divieto di frequentare determinati locali.
La conclusione positiva del programma di messa alla prova porta all’estinzione del reato, nel caso invece in cui l’imputato non dovesse rispettare i termini del programma, oppure dovesse commettere altro reato durante il corso dello stesso, il giudice revoca il trattamento di messa alla prova e riprende il procedimento penale precedentemente sospeso.
La Relazione al Parlamento sull’andamento della messa alla prova riporta un notevole aumento negli ultimi dieci anni dei soggetti in carico agli uffici di esecuzione esterna e una conseguente diminuzione del numero dei detenuti. A livello nazionale infatti si è passati da 34.931 nel 2020 a 48.008 nel 2021, per un incremento del 37%.
Dati che permettono quindi di dare una risposta positiva alle problematiche del sovraffollamento carcerario e della funzione rieducativa della pena.
